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Il “Muro di Berlino” degli alimenti

200464099-001Fin dall’inizio del 20° secolo, a seguito dell’introduzione in commercio dei primi cibi in scatola, cominciarono ad apparire sulle confezioni delle prime informazioni, oggi note come etichetta, che allora erano semplici slogan o indicazioni sul nome del produttore o del prodotto. Solo negli anni ’50 cominciarono ad apparire le prime etichette riportanti informazioni più dettagliate quali ad esempio l’indicazione degli ingredienti. Si è trattato fino ad oggi di un lento e costante divenire, direttamente proporzionale alla crescita e allo sviluppo tecnologico e sociale del nostro continente.

Il nuovo regolamento europeo in materia di etichettatura, entrato in vigore nel 2011, rivoluziona completamente il significato del termine “etichettatura”. Questo, al fine di garantire ora l’effettiva leggibilità delle notizie riportate in etichetta e tali da poter essere consultate da tutti, ponendo un accento particolare sull’origine e la provenienza dei prodotti e delle materie prime, anche a seguito di un sempre più crescente interesse verso alimenti “green” ed ecosostenibili (a conferma di come il cibo sia sempre più il risultato di un perfetto mix di fattori socio-politico-culturali). Sicuramente, l’aspetto più interessante da analizzare riguarda la necessità di migliorare la trasparenza delle informazioni riguardo la composizione dei vari alimenti, ponendo ora un’attenzione quasi “maniacale” sull’introduzione obbligatoria delle informazioni nutrizionali e sulla chiara indicazione della presenza di allergeni. L’etichetta non è più la carta d’identità di un prodotto bensì si presenta adesso come uno “screening genetico” dell’alimento stesso, con l’obiettivo di contrastare in ogni modo problemi quali l’obesità e varie malattie riconducibili a diete squilibrate. Ma la cosa più entusiasmante è senza alcun dubbio l’abbattimento delle barriere tra i singoli stati dell’Unione, il “Muro di Berlino” degli alimenti che si sgretola sotto i colpi del progresso andando a creare inevitabilmente enormi prospettive di crescita. Il testo unico infatti, raccoglie ed armonizza le norme di tutti i Paesi dell’UE in tema di etichettatura, con l’obiettivo dichiarato, grazie alle nuove misure adottate per garantire la libera circolazione dei cibi, del conseguimento di alti livelli di protezione del consumatore. Ma, se direttamente si intende perseguire obiettivi riguardanti la sicurezza, da un punto di vista meno pragmatico, a mio modo di vedere, si mirerà alla definitiva caduta delle “food barriers” favorendo in maniera indiretta i processi di interscambio culturale e contribuendo alla reale crescita dell’UE a seguito di una costante crescita di ogni singolo Paese e di ogni suo cittadino. Questa per me è l’Europa sana ma soprattutto stimolante che al tempo stesso rende ben chiare e distinte le bellissime identità nazionali che la contraddistinguono, facendo quindi delle differenze culturali e culinarie un punto di forza e non un limite. Può l’Euro-food essere la spinta propulsiva per la definitiva uscita dall’attuale crisi economica?

di Alessio Latino (ex corsista de “iMasterAziendali“) 

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