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Esternalità, imposta pigouviana e produzione efficiente

Imposta pigouvianaCos’è l’imposta pigouviana? Come intende portare all’equilibrio della produzione efficiente un’impresa? Come abbiamo visto, l’impresa non è una realtà che produce in un ambiente vuoto. Il riflesso delle sue attività si ha sia all’interno del proprio ambiente, così come all’esterno. Gli effetti positivi e negativi possono manifestarsi sia in senso economico stretto (variazione dei prezzi sul mercato), che in un senso economico più ampio. In questo secondo caso si parla di esternalità.

L’esternalità negativa è un costo che ciascuna impresa impone alla società (o ai singoli) per lo svolgimento della propria attività. In un sistema di mercato puro, questo costo non viene risarcito (si pensi, ad esempio, ai danni ambientali e allo sfruttamento del territorio). Al contrario, l’esternalità positiva è il vantaggio prodotto dall’attività della stessa impresa nei confronti di singoli e società, senza che essa ne tragga guadagno economico. L’imposta pigouviana è lo strumento attraverso il quale questi due elementi vengono introdotti nell’economia reale.

In termini di economia politica, quanto abbiamo detto si traduce in un costo marginale sociale che, a livello astratto, dovrebbe influenzare i volumi di produzione in modo da definire il punto di equilibrio della produzione efficiente.

Per fare in modo che ciò avvenga effettivamente, l’economista inglese Arthur Cecil Pigou ha teorizzato l’introduzione di una tassa (l’imposta pigouviana, appunto) che da una parte influisce sulla curva dei benefici marginali e dall’altra fornisce alla comunità un introito per sviluppare eventuali politiche ambientali, volte a limitare l’impatto sul territorio e la collettività della produzione industriale.

 

Fonte immagine: Wikipedia.org

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