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IndItaly – nuove prospettive dal Food

export in indiaSpesso in Italia si sente parlare di India soltanto per crudi fatti di cronaca o per crisi diplomatiche internazionali, ma d’altro canto non si hanno le sufficienti notizie in merito al costante ed incredibile progresso dal punto di vista economico e tecnologico. In anni recenti l’India ha attraversato (e lo fa tutt’ora) un periodo di crescita, caratterizzato da una grande stabilità macroeconomica e finanziaria; solo per comprendere meglio, negli ultimi 5 anni, il PIL di questo Paese è cresciuto ad un ritmo annuo del 9%, ritmi impensabili oggi per tutti i Paesi europei messi insieme. L’India aumenta progressivamente il suo interscambio commerciale con il resto del Mondo con incrementi percentuali annui stratosferici.

Recentemente, durante un convegno internazionale sull’export di prodotti agroalimentari italiani nel Mondo, è stato manifestato un certo scetticismo da parte dei produttori italiani verso questo mercato, forse perché purtroppo ancorati mentalmente a vecchi dogmi preconcettuali influenzati recentemente anche dai mass-media, con la conseguenza negativa per il nostro amato Belpaese, di non riconoscere pienamente il mercato indiano come una delle più importanti fette del mercato globale. Se da un certo punto di vista, questo Paese veniva in un certo senso “snobbato” per la poca cultura alimentare, oggi, soprattutto grazie ai grandi progressi, anche questo paletto è stato rimosso, vedi ad esempio l’istituzione della FSSAI (Food Safety and Standard Authority of India), con una regolamentazione legislativa in materia di etichettatura, ad oggi molto complessa e con una sempre più costante ottica all’implementazione di programmi di sicurezza alimentare.

In India, in base al regime della OGL (Open General Licence), vige il principio del libero import/export dei prodotti, con la sola esclusione di quelli presenti all’interno della Negative List, un elenco di prodotti regolamentati a seconda della tipologia e suddivisi in “prohibited”, ovvero di cui è assolutamente vietata l’importazione, “canalized”, prodotti importabili, ma solo da monopoli governativi e “restricted”, prodotti importabili a seguito del rilascio di una speciale autorizzazione.

Da un punto di vista commerciale però, c’è da dire che questo nuovo sistema legislativo indiano per una sempre maggiore tutela della sicurezza alimentare, risulta essere molto complesso, in quanto sono tutt’ora in vigore diverse fonti normative che spesso risultano anche in contraddizione tra loro, a conferma di un sistema comunque incompleto e in evoluzione, ma indubbiamente con potenzialità di sviluppo enormi. Inoltre in India (che ricordo essere uno Stato federale), ogni singolo Stato potrebbe emettere leggi diverse, andando ad aumentare inevitabilmente le difficoltà per i nostri produttori a districarsi in questa fitta rete legislativa. Risulta quindi di vitale importanza interfacciarsi con l’importatore, al fine di comprendere meglio ogni possibile scenario, in un’ottica di costante e progressiva crescita sia produttiva che culturale. I nostri produttori hanno l’obbligo di non essere scettici, bisogna osservare tutto quello che c’è di buono nella diversità di un’altra cultura, così come hanno fatto esattamente Paesi come India e Cina con la nostra Europa… beh, i loro risultati di crescita sono evidenti. Ci può quindi essere utile ricordare una celebre frase di M.K. Gandhi che affermava: “We must be the change we want to see in the world”.

di Alessio Latino (ex corsista de “iMasterAziendali“)

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