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L’Università aiuta a trovare lavoro?

LavoroNonostante ci siano stati dei lievi segnali di ripresa sul fronte dell’occupazione, la domanda che ci poniamo oggi in questo articolo è: i giovani laureati italiani sono davvero pronti a cogliere tutte le nuove opportunità lavorative? La risposta sembrerà bizzarra ma in realtà NO, non siamo pronti, secondo quanto riporta l’Ocse nel rapporto intermedio Education at Glance uscito poco tempo fa..

Secondo l’Ocse, un giovane su sei (dai 25 ai 34 anni) non ha la preparazione essenziale richiesta dal mercato del lavoro. Scendendo nello specifico e mostrando alcuni dati, la situazione dal 2003 ad oggi non è migliorata, anzi… sono in media il 5,3% i laureati senza lavoro, contro il 13,7% di chi non ha un diploma. In Italia, ben il 16% di chi è uscito dall’Università con il fatidico “pezzo di carta” è disoccupato e per l’84% di coloro che hanno una laurea e un lavoro, il primo stipendio in media non supera gli 850 euro mensili.

E la cosa ancora più drammatica è che, insieme a Grecia, Turchia e Spagna deteniamo il primato per il numero di giovani (tra i 25 e i 29 anni) che non lavorano e non sono nemmeno inseriti in nessun percorso di formazione finalizzato all’inserimento nel mondo del lavoro.

Da questo punto di vista, la colpa non è da addossare completamente alle riforme sul sistema istruzione che, è vero, faticano ad incidere sulla formazione, ma quello che davvero manca oggi a molti neolaureati, che sono in cerca di un’occupazione, è proprio il senso pratico: skill richiesto invece dalla maggior parte delle aziende. Terminata l’università, infatti, molti neo-laureati si ritrovano catapultati nella dura e spietata realtà nel mondo del lavoro e il passaggio è inevitabilmente traumatico e difficile, perché manca una preparazione ed una mentalità adeguata per affrontarlo. Accade questo perché, nonostante la formazione accademica italiana sia una delle migliori nel mondo, questa è basata essenzialmente solo su corsi molto teorici, all’interno dei quali non esiste una preparazione mentale “aziendale” adeguata e la pratica è relegata solo a qualche secondaria attività laboratoriale.

Il vero insegnamento, invece, per ridurre il gap tra università ed ingresso nel mondo del lavoro, dovrebbe essere quello di riuscire a mettere in pratica le nozioni acquisite sui banchi in un contesto reale ed essere pronti ad assumere una mentalità idonea all’universo aziendale. Ciò faciliterebbe, senza alcun dubbio, l’inserimento dei giovani laureati italiani ed offrirebbe al mercato, non solo dei potenziali talenti ancora in fasce, ma delle figure professionali già formate e in grado di sapersi muovere quasi autonomamente in un nuovo contesto professionale.

di L. Ciappi

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