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Ha ancora senso registrare i tempi di produzione? Scopriamo una valida alternativa

lettura_codice_a_barre_gestione_magazzinoIn moltissime Piccole Medie Imprese italiane, in particolare in quelle che effettuano “lavorazioni conto terzi”, è molto diffusa la pratica della registrazione dei tempi di produzione consuntivi. Molte di queste aziende si sono dotate anche di costosi software corredati del relativo hardware per la registrazione dei dati (tempo di inizio/fine, n. commessa, operatore, ecc.) posizionato in prossimità delle postazioni di lavoro. A fronte quindi di un’attività di preventivazione spesso svolta in modo frettoloso (e talvolta anche approssimativo), si generano numerose azioni senza valore in produzione da parte di svariati soggetti aziendali: inserimento dei tempi da parte di tutti gli operatori coinvolti nella commessa, elaborazione dei dati, stampa, analisi e talvolta discussioni (ovviamente tardive) sul mancato rispetto dei tempi preventivati. Se almeno l’insieme di questi sforzi servisse ad eliminare alla radice le cause dei rallentamenti, forse potrebbe avere un senso avrebbe sostenerli. Troppo spesso invece si assiste ad una semplice presa di coscienza del cronico sforamento dei tempi preventivati in produzione senza che vengano attivate azioni efficaci sulle cause originarie. Per non parlare delle aziende in cui la mole di dati finisce per essere così grande da non essere quasi mai consultata, rendendo ancora più inutile il lavoro di raccolta e l’investimento per il software di elaborazione.

Come uscire quindi da questo “circolo vizioso”?

Ad esempio dedicando un po’ più di risorse (meglio se tecnicamente competenti) alla fase di industrializzazione del prodotto, definendo tempi di produzione più realistici e soprattutto realmente corrispondenti ad un ciclo di lavoro pensato per essere “alleggerito” dalle attività senza valore che sempre più spesso si generano nelle nostre fabbriche (movimenti inutili dell’operatore, maneggiamenti e trasporti evitabili, lavorazioni troppo complesse, attrezzaggi non pianificati nei minimi dettagli, ecc.). Con questi tempi sarà più facile calcolare il numero di pezzi che in una certa unità di tempo (frequentemente il turno) l’operatore dovrà realizzare: a quel punto l’informatica ci può venire in aiuto, permettendoci di creare un pannello luminoso, ben visibile in tutta la fabbrica che evidenzi il numero di pezzi programmati e quello dei realizzati nel corso del periodo programmato (es. il turno).

Sembra la stessa cosa? No, è molto diverso. Quello che dovrebbe interessare ai responsabili dell’azienda è mantenere i programmi, cioè mantenere le promesse di consegna fatte ai clienti. In questo gli operai possono essere i più preziosi alleati. Tutto il contrario del considerarli dei “soggetti inaffidabili” da controllare a consuntivo e magari da rimproverare come se fossero bambini in caso di mancato rispetto dei tempi.

Fornire a tutti un indicatore del ritmo di produzione (realistico) da mantenere non può che giovare all’azienda e alle persone.

Alessandro Parisi

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