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Sicurezza Alimentare: ne parliamo con il Dott. Simone Ferrini

Oggi parliamo di Sicurezza Alimentare, da sempre una delle principali prerogative dell’intera umanità e tema centrale della prossima Expo 2015. Ne parliamo con uno dei massimi esperti in sistemi gestione qualità nel settore agroalimentare e docente a “i Master Aziendali” di CTQ Spa: il Dott. Simone Ferrini; il quale ha partecipato,con un intervento su “Certificazione di sistema e standard BRC-IFS come strumenti di food defence”, al il 1° convegno S.T.A.A.R. (Scienza, Tecnologia, Aromi, Alimenti, Regolatorio) organizzato dall’azienda Enrico Giotti Spa, nostro partner per l’attivazione di stage con alcuni dei partecipanti al Master in Qualità e Certificazione di Prodotto nelle Aziende Agroalimentari, offrendo ad alcuni di loro una reale opportunità lavorativa.

1)  Sempre più spesso sentiamo parlare di Sicurezza Alimentare, ma cosa significa e cosa comprende?

Esistono vari concetti che possono essere associati alla “Sicurezza Alimentare”, in particolare ci riferiamo alla possibilità di avere alimenti sufficienti al fabbisogno nutrizionale e al fatto che tali alimenti non creino pregiudizio alla salute umana.

2)  Food Safety e Food Defense: quali sono, invece, le differenza fondamentali tra questi due termini?

La differenza sta nell’intenzionalità della contaminazione, infatti la Food Safety come definita dal Reg. 178/02 si riferisce prevalentemente alle contaminazioni accidentali invece il termine Food Defense è legato al concetto di “Bioterrorismo”

3)  L’alimentazione è uno dei fattori più importanti per il benessere delle persone, al tempo stesso i prodotti alimentari risultano suscettibili ad attacchi intenzionali. Perché è così difficile la tutela dei prodotti alimentari?

Proprio a causa dell’importanza dell’alimentazione per il benessere delle persone in passato alcuni gruppi terroristici hanno utilizzato gli alimenti per creare insicurezza nella pointervista Ferrini1polazione. Altri casi hanno riguardano azioni di rappresaglia di dipendenti insoddisfatti o situazioni di concorrenza sleale. In ogni caso, ritengo che la maggiore difficoltà sia proprio quella di individuare gli eventuali sabotaggi infatti, mentre nel caso delle contaminazioni non intenzionali i parametri da analizzare sono in genere pochi, nel caso di contaminazioni intenzionali diventa difficile poter garantire un adeguato sistema di controllo.

4)  Quali sono le fasi produttive più esposte a rischi di contaminazione? E come è possibile intervenire?

Di solito la contaminazione intenzionale viene attuata nelle fasi immediatamente precedenti al confezionamento a valle delle fasi routinarie di controllo. Le prime azioni da mettere in atto riguardano la segregazione delle aree a maggior rischio, il controllo degli accessi ed il coinvolgimento del personale ritengo invece poco efficace ed eccessivamente oneroso agire esclusivamente sul protocollo analitico.

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